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Frazione di Gualdo Tadino |

Cenni di Storia
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Informazioni
Di Storia Civile La frazione di Morano Osteria è situata in collina, 650 mt. s.l.m., sulla statale SS444 del subasio che collega Gualdo Tadino con Assisi. Dista infatti solo 20 KM dalla città di San Francesco e 10 Km dalla città della ceramica. Per la sua posizione geografica è considerato ancora oggi un luogo strategicamente importante, ma lo è stato ancora di più nei tempi antichi, quando era un luogo di passaggio molto frequentato. Infatti è scritto in un documento del “LIBER CELSUUM” di Cecio Camerano, contenente la relazione fatta nel 1235, dal rettore del Ducato di Spoleto, che Morano apparteneva a tale Ducato. Intorno al 1312 nacquero gravi contese tra la città di Gualdo Tadino e Assisi, circa i confini dei due comuni. Tra i territori contesi c'erano anche quelli di Morano e di Monte Rampone. Gli assisani sostenevano che questi territori erano sempre stati in possesso del Comune e dell'Ospedale di Assisi, e in seguito riuscirono a portare delle prove testimoniali che a fondare il Castello di Morano erano state persone originarie di Assisi. Per mettere fine a queste liti, fu necessario l'intervento del Comune di Perugia, che inviò in loco dei “dottori” i quali riuscirono a ristabilire la pace tra i due contendenti. Bisogna quindi riconoscere, in seguito a questi fatti, che il territorio di Morano costituiva nel Medio Evo un importante feudo, di cui si trova spesso traccia nei documenti di quell'epoca. Inoltre Morano, come ricorda lo storico Guerrini, è chiamato in causa, nel 1525 come frazione di confine tra Gualdo e il castello di Casacastalda. Infatti nel 1544, chi attraversava il territorio moranese, doveva pagare un pedaggio sia per le persone, gli animali e le merci, tributo che in seguito fu abolito tramite un accordo delle parti. Demograficamente Morano è sempre stato un paese molto popolato e già dal 1833 contava ben 289 abitanti. Successivamente, da una statistica pubblicata nel 1853, l'ultima indetta dal Governo Pontificio, risulta che Morano era composto da 83 abitazioni, 68 famiglie e 416 abitanti. La zona alquanto impervia, al confine tra i comuni di Assisi e Gualdo, fu sede cara ai briganti per molti secoli: il famoso Cinicchia era moranese.
A Morano abitò anche il giurista gualdese Giovan Diletto Durante, non conosciamo l'anno in cui Giovan Diletto vide la luce, ma è lecito supporre che la sua nascita avvenisse tra la fine del XV e il principio del XVI secolo, considerando che nel 1529 egli si era già costituito una propria famiglia; avendo 6 figli tra cui Castore Durante detto anche Castor Durante da Gualdo (Gualdo Tadino, 1529 – Viterbo, 1590) è stato un medico, botanico e poeta italiano del Rinascimento, che ha scritto tra le sue tante opere l'Herbario Novo. Giovan Diletto insieme alla sua famiglia, nel 1527, per sfuggire ad una grande pestilenza che decimava la popolazione Gualdese, lo vediamo rifugiarsi in una villa da lui posseduta in Morano, nella località in quel tempo chiamata Colcilli, oggi Colciglie, a quasi quattordici chilometri dalla città. Nel territorio Gualdese, è infine accertata la presenza dell'Uomo preistorico, e ne fanno fede alcune Stazioni dell'Epoca della Pietra rinvenute in Morano e nella Valle di S. Marzio, Stazioni ricche di oggetti lavorati in silice ed osso.
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Storia Ecclesiastica Chiesa di S. Maria di Monte Rampone in Morano
Viene
nominata tra le chiese che nel 1333 pagavano la decima (tassa
pontificia) che Papa Giovanni XXII impose per alcuni anni sui beni
ecclesiastici del Ducato di Spoleto, di cui faceva parte anche il
territorio di Monte Rampone. In
seguito, in una Breve di Sisto IV del 1477, viene citata per essere bene
di scambio con alcuni terreni del Monastero di S. Pietro di Val di
Rasina. Successivamente
però, a causa del numero limitato di abitanti, venne fatta la fusione
con la Chiesa di S. Giovanni Evangelista in Morano (o Catigliano), con
l'obbligo di residenza del parroco in quest'ultima.
La
Chiesa aveva nel pavimento due tombe, una per gli uomini, un'altra per
le donne; si usava però seppellirvi promiscuamente le salme, senza
riguardo al sesso, per cui il Vescovo di Nocera, nel 1705, ordinò che
si osservasse tale distinzione e che si costruisse altresì una terza
tomba per i bambini. La
Chiesa di Monte Rampone ha subito di verse ristrutturazioni e, pur
mantenendo caratteristiche del tempo passato, la sua struttura è stata
molto ridimensionata.
Chiesa
di S. Giovanni Evangelista in Morano.
Anche
questa Chiesa viene nominata tra le chiese che nel 1333 pagavano la
decima che Papa Giovanni XXII aveva imposto al Ducato di Spoleto. Nel
1573 appare per la prima volta con la denominazione di Chiesa
parrocchiale negli Atti della Visita Pastorale. Da tali Atti risulta che
alla Parrocchia di S. Giovanni era stata unita la Chiesa di San Nicolo
di Voltole. Successivamente vennero unite alla chiesa di San Giovanni
Evangelista anche le due confinanti Parrocchie di S. Lucia di Peritolo e
S. Maria di Monte Rampone. Tale
unione era giustificata dal fatto che le tre Parrocchie, separatamente,
potevano a stento funzionare, tanto che la chiesa di San Giovanni era
ridotta in pessime condizioni e la proposta fusione venne subito
effettuata. Nel
principio del Settecento, la Chiesa, oltre l'Altare Maggiore dedicato a
S. Giovanni Evangelista, ne possedeva anche un altro intitolato alla
Madonna del Rosario. Sul primo Altare c'era un quadro in tela
raffigurante il Santo Titolare. Sull'Altare
del Rosario, esisteva invece un quadro in tela rappresentante la Madonna
omonima. La presenza di questo secondo Altare, farebbe pensare che nella
Chiesa avesse allora sede una Confraternita del Rosario, la quale però
mai vi fu istituita. Per
antichissima abitudine, nella Parrocchia di S. Giovanni si usava che i
parenti di un defunto, all'uscita di quest'ultimo dalla propria casa,
distribuissero del pane a coloro che l'accompagnavano sino alla Chiesa
di S. Giovanni, ove doveva essere tumulato. Il Vescovo di Nocera, nel
1718, ordinò che in tali occasioni, la distribuzione del pane, si
dovesse effettuare non nella dimora del morto, ma alla porta della
Chiesa. Questa antica tradizione è stata portata avanti dagli abitanti
di Morano fino a qualche anno fa; si organizzava infatti una processione
che partiva dall'attuale parrocchia, la chiesa del Sacro Cuore, fino
alla chiesa di San Giovanni Evangelista, al termine della quale venivano
distribuiti panini alla gente per ricordare “l'antica abitudine”. Anche
questa chiesa negli anni ha subito importanti restauri.
Chiesa
di S. Maria Vergine del Rosario in Morano. Fu
fondata l'anno 1702, da Sante di Domenico Matteucci, a Morano Osteria, presso la propria casa, dalla quale era divisa
mediante la pubblica via. Il Matteucci non soltanto la fondò a proprie
spese, ma si obbligò, anche a nome dei suoi successori ed eredi, al
mantenimento della Chiesa, la quale perciò, qualche volta, venne
appunto chiamata « Chiesa di
Maria Vergine de Matteuccio ». In
quel tempo la Chiesa di S. Leonardo di Pozzuolo, presso Rigali era stata
concessa in affitto , con i terreni annessi da un Cavaliere dell'Ordine
Gerosolimitano al suddetto Sante di Domenico Matteucci, e trovandosi per
di più detta Chiesa, per ordine del Vescovo di Nocera, in stato di
sospensione, il Matteucci ne approfittò per trasportare in quella da
lui fondata in Morano, tutti i sacri arredi della sospesa Chiesa di S.
Leonardo. La
Chiesa di cui stiamo trattando, non aveva oneri di Messe, era molto
piccola e con un solo Altare, su cui si ammirava l'immagine della
Madonna. La famiglia del Matteucci, vi faceva celebrare qualche volta a
suo piacimento nei giorni festivi. La
Chiesa oggi più non esiste ed ignoriamo anche quando cessò di
funzionare, certo che nel 1772 ancora era aperta al culto, essendo stata
ispezionata, in quell'anno, dal Vescovo di Nocera, in occasione di una
sua Visita Diocesana.
Chiesa
di S. Giuseppe in Morano. Questa
Chiesa sorse nella prima metà del secolo XVIII, per cura ed a spese di
Domenico Matteucci, presso la sua abitazione, in vocabolo Casanoro,
nella
Parrocchia di S. Giovanni a Morano. Sull'unico Altare, fu collocato un
quadro in tela, raffigurante in alto la SS. Trinità, in basso S.
Giuseppe, S. Domenico e l'effigie del Committente nonché Fondatore
della Chiesa. La
Chiesa andò in seguito a poco a poco deperendo, riducendosi allo stato
di fienile e in tale stato passò in proprietà della famiglia Tini, che
abita pochi passi lontano. Questa famiglia, nel 1911, restaurò
completamente la Chiesa e la riaprì al culto.
Chiesa
di S. Maria Vergine dell'Assunzione in Morano. Sorse
l'anno 1707, nella Parrocchia di Morano per comodità di quegli
abitanti, che non facilmente potevano accedere alle due lontane Chiese
Parrocchiali di S. Maria di Monte Rampone e di S. Giovanni di Catigliano.
La località ove fu eretta chiamavasi e chiamasi ancora Casa Tino, perché
vi abitava una famiglia Tini. Tale
fondazione, avvenne per opera di un abitante del luogo, tal Francesco
Moretti, coadiuvato dal Parroco di Morano Don Giuseppe Bianchi, il quale
ultimo, per tale scopo, aveva pazientemente raccolto offerte ed
elemosine tra i Parrocchiani, che anche in seguito, mantennero a loro
spese la Chiesa di tutto il necessario. In questa Chiesa, si celebrava
in passato nelle feste dedicate alla Vergine, a spese degli abitanti
circostanti. Attorno
alla chiesa, chiamata comunemente in quel tempo “Madonnuccia di Morano”,
si sviluppò poi il paese di Morano Madonnuccia.
Chiesa di S. Facondino in Morano. Trovasi
nominata, per la prima volta, nel già ricordato elenco di Chiese della
Diocesi Nocerina, che pagarono nel 1333, la prima rata semestrale della
tassa o decima, imposta da Papa Giovanni XXII, durante un certo numero
d'anni, su i beni ecclesiastici del Ducato di Spoleto, per sopperire
alle necessità dello Stato Pontificio. Non
se ne ha poi più memoria, sino al 18 Gennaio 1471, con la quale data
figura in un Istrumento notarile Gualdese, e ricompare poi in un Rogito
del 31 Dicembre 1488, in un altro del 24 Luglio 1495 ed in una Pergamena
del 5 Dicembre 1544. La
troviamo poi ricordata un'ultima volta, il 9 Settembre 1593, dal Vescovo
di Nocera, negli Atti di una sua Visita Diocesana, come Chiesa che in
quell'epoca, già più non esisteva. Nessun'altra
notizia ho potuto rintracciare su questa antica Chiesa, e di essa
ignoriamo persino la precisa ubicazione nel territorio di Morano.
Chiesa di S. Paolo in Morano. È
anch'essa ricordata, per la prima volta, tra le Chiese della Diocesi di
Nocera che nel 1333 pagarono alla S. Sede la tassa o decima, imposta dal
Pontefice Giovanni XXII, nel 1332, su i beni ecclesiastici del Ducato di
Spoleto, per i gravi bisogni dello Stato Pontificio. La
Chiesa in esame, pagò allora dodici denari cortonesi, e così venne
annotata nei Registri del De Mutina « a dompno Jacobo Plebano Tayni pro
ecclesia S. Pauli de Morano ». Dopo
ciò, di questa Chiesa, nessun'altra notizia noi possediamo sino al
principio del XVI secolo. A tale epoca infatti si riferisce un Atto,
mediante il quale, il 20 Agosto 1510, Marco di Arcangelo, Rector
Ecclesie sancti Pauli Castellarij de Morano, dava in affitto a Matteo da
Valle Sant'Angelo, abitante in Gualdo, tutte le terre che la Chiesa
stessa possedeva nella Parrocchia di Morano e ciò per il prezzo o
canone annuo, di un paio di pollastri e di quattro bolognini, da pagarsi
nella festa di S. Giuseppe, nel mese di Maggio (sic). Giova notare, che
questo Atto è assai interessante per l'ubicazione della Chiesa, poiché,
come sopra si è visto, da esso risulta chiaramente che la stessa
sorgeva in o presso quel minuscolo gruppo di abitazioni, che trovasi
quasi a mezzo cammino tra Grello e Morano, a destra e vicino alla strada
Comunale, gruppo di abitazioni che, anche oggi, porta infatti il nome di
Castellaro. Similmente, in una transazione intervenuta il 6 Settembre
1525, tra il Comune di Perugia e quello di Gualdo, per fissare i
rispettivi confini territoriali nella regione di Morano, si nomina, su
questi confini, il Castellaro con la Chiesa di S. Paolo.
Poi di nuovo, un lungo silenzio incombe su quest'ultima, che ritroviamo citata negli Atti di una Visita Pastorale, compiuta in Gualdo il 10 Settembre 1593. Ma la Chiesa di S. Paolo era in quel tempo, già da vari anni, completamente diroccata . |